martedì 30 gennaio 2007

Dopo la patente, la messa

Beh, non ci posso credere. E pensare che sono un credente, un cattolico praticante. Leggete qui, lo dice l'ANSA: a Torre Annunziata un prete distribuisce dei "punti fedeltà" ai suoi parrocchiani, in particolare ai bambini che devono fare la prima comunione: ogni volta che i ragazzini vanno a messa, alla successiva session di catechismo ricevono dal parroco in persona un punto premio (ma solo se ricordano una frase-chiave pronunciata durante l'omelia della precedente celebrazione); accumulati otto punti, ricevono in omaggio "rosari di legno, crocefissi, vangeli formato tascabile, quadri con immagini religiose, bibbie e icone di santi e madonnine". Ragazzi, dico: ma per caso c'è qualcuno che si è bevuto il cervello durante la pubblicità? VERGOGNA!!! Non bastava RAI 1, la Chiesa che si prende la televisione; adesso ci tocca subire il modo di fare della televisione dentro le chiese. Come negli spot della benzina, manca solo Poppea.

L'arte del sogno

Chi come me amò Se mi lasci ti cancello (orribile titolo italiano di Eternal Sunshine of the Spotless Mind, da un verso di Alexander Pope) non perda L'arte del sogno (La science des rêves, 2006). Nel primo film Michel Gondry era soltanto regista (lo sceneggiatore era il sublime Charlie Kaufman), qui è anche autore del copione. E se la cava molto bene, dato che riesce a tenere viva e febbrile l'attenzione di noi spettatori con un film che quasi rifiuta di raccontare una storia e funziona, per così dire, secondo i non-meccanismi dell'attività onirica; ma funziona eccome. Non credo sia facile riuscire a far ridere - e il film lo fa spesso - della materia evanescente dei sogni; così come "riprodurre la casualità è molto difficile", dice la protagonista Stéphanie: eppure L'arte del sogno ci riesce assai bene. Non sono un esperto di funzionamento dell'inconscio, però mi pare che il film non sia un'ingessata summa di trattati psicanalitici vari ma vada molto oltre: oltre la comprensione intuitiva, oltre la banalità, l'ovvio e la noia. Il cinema per Gondry sembra essere il mezzo specifico per scandagliare gli abissi della memoria e del sogno; o sono la memoria e il sogno a essere lo specifico del cinema? Un applauso ai due splendenti primattori, Charlotte Gainsbourg (Stéphanie) - che anch'io amo platonicamente e non ricambiato, e Gael Garcìa Bernal (Stèphane).

domenica 28 gennaio 2007

Bobby

Bello e quanto mai necessario il film di Emilio Estevez che racconta l'ultimo giorno di Robert Kennedy, da dentro la vita di un manipolo di persone che in quel 4 giugno 1968 si trovavano all'Hotel Ambassador di Los Angeles a lavorare e ad attendere il senatore democratico. E' un classico film corale Bobby, non del tutto immune da sbavature o cadute di tono, ma complessivamente ben scritto e diretto da Estevez, anche attore assieme a un nutrito gruppo di star hollywoodiane più o meno impegnate politicamente: Anthony Hopkins, Sharon Stone, Demi Moore, Elijah Wood, Helen Hunt, Martin Sheen, Larry Fishburne per citare soltanto i più noti (bella l'interpretazione della Stone, e mi è piaciuto molto anche Fishburne in un ruolo un po' atipico). Tutti recitano senza trucco, mostrando apertamente i segni del tempo: e infatti Bobby racconta dell'ultima occasione che l'America ha avuto di cambiare volto, la possibilità di ritornare giovane e sognatrice contro la dura realtà della sua vecchiaia precoce, della vita che fugge, dei rimpianti e dei tanti errori compiuti. Nel film non mancano le immagini di repertorio e la voce (per fortuna non doppiata ma sottotitolata) di Robert: le sue parole che chiudono il film sono memorabili, senza tempo e senza luogo, da meditare profondamente oggi più che mai.

domenica 21 gennaio 2007

Massimo Ranieri, ovvero il fondo che non si lascia toccare

Non ne ho avuto esperienza in prima persona, e nemmeno in seconda, ma pare che l'altra sera - credo su RAI 1; e dove sennò? - Max Ranieri abbia riconosciuto dopo anni e anni una figlia illegittima durante un programma da lui condotto... Ma sì, ma poi che cavolo lo scrivo a fare? Il fondo si abbassa sempre di più, non c'è rimedio... Preferisco rimandare a un post cazzuto che ho trovato sull'argomento. Tra l'altro, complimenti alla ciurma di Cattedrale nel deserto, blog in cui mi ritrovo assai.

Le luci della sera

Il principe Myskin oggi vive a Helsinki e lavora come guardiano notturno; ha cambiato nome - ora si chiama Koistinen - e abita da solo in periferia. La notte è la sua vita e la materia di Le luci della sera (2006), l'ultimo lavoro di Aki Kaurismaki: film bellissimo e disperato che tenta di accendere un lume nell'oscurità.
Quasi ogni cosa nella vita di Koistinen è uguale a se stessa, giorno dopo giorno: la sorveglianza ai negozi di un centro commerciale, il ritorno a casa, la solitudine, l'alcol per tentare di alleviarla. Quasi tutto oscuro e senza significato; tranne la speranza che tutto possa cambiare. Koistinen custodisce questa speranza dentro di sè, la contrappone al nulla quotidiano e la usa come antidoto per sopravvivere agli incontri con i propri simili, manichini che hanno perduto l'anima da molto tempo. Lo stesso Koistinen è cieco: non sa riconoscere la luce dal buio, l'amore dall'interesse; il suo sguardo cupo e malinconico si ostina a vedere quello che non c'è, e a non vedere forse fino alla fine ciò che potrebbe davvero salvarlo. Le luci della sera racconta della forza che il perdono presuppone, ma anche di quanto sia profondamente umana, quindi debole e inutile, la vendetta. L'amore è ancora l'unico rimedio, ma saperlo usare è sempre più difficile.
Il film è splendidamente lunare, distante e antinaturalistico quanto lo erano Nuvole in viaggio (1996) e L'uomo senza passato (2002), ma l'allegria di questi ultimi è un lontano ricordo. Il cast è da applauso, con il protagonista Janne Hyytiäinen (purtroppo non molto noto in Italia, non solo a causa del suo nome) che recita come Gary Oldman e Steve Buscemi messi assieme (se vi pare poco...). Le luci è uscito da poco in Italia, e ho il sospetto che non rimarrà ancora per molto sugli schermi nazionali: il mio umile consiglio è dunque di cercarlo e andare in fretta a vederlo, ne vale davvero la pena.

sabato 13 gennaio 2007

United 93

L'altra sera ho visto in DVD United 93 di Paul Greengrass, uscito al cinema a metà dell'anno scorso se non sbaglio. Bel film, solido, senza troppe sbavature, emozionante e a tratti quasi insostenibile per il naturalismo esasperato delle immagini. E' la storia dell'unico volo dirottato dell'11/9 che non raggiunse il suo obiettivo (il Campidoglio a Washington); i passeggeri del volo si ribellarono ai terroristi, ma l'aereo si schiantò ugualmente al suolo vicino ad una cittadina della Pennsylvania (così dice il film, e questo hanno assicurato le Autorità statunitensi a loro tempo, negando che l'aereo fosse stato abbattuto da caccia americani). Nessun protagonista ovviamente, ma una miriade di persone divenute personaggi loro malgrado e costrette ad affrontare l'inaffrontabile. Greengrass ha anche scritto il film, da solo, ed è stato molto bravo considerando la complessità del copione. Ho anche l'impressione che sul set ci sia stata molta improvvisazione, perché nel cast ci sono - nella parte di se stessi - molti di coloro che hanno vissuto realmente gli eventi narrati e che hanno acconsentito a rivivere quei momenti tremendi.

Tonga non dorme

Se vi piace andar per blog ma non vi piace perdere tempo con stupidaggini od onanismo mentale, date un'occhiata al blog del vecchio Tonga, che scrive con cognizione di causa e odia le cose stupide; un applauso personale alla sezione "Chi se ne frega", sanissimo e del tutto condivisibile esercizio di ecologia della mente. A presto su questi schermi vecchio!

venerdì 12 gennaio 2007

Come si è ridotto il Corriere?

Che tristezza, che rabbia quando leggo on-line il Corriere della Sera. Ricordo com'era prima della gestione Mieli, prima delle elezioni, prima della sinistra al potere: era un giornale serio, autorevole, non schierato, imparziale. Leggetelo adesso. Non è lo schieramento che mi dà fastidio, anzi, quello non è un problema: i giornali cambiano gestione di continuo, ed è sacrosanta l'alternanza anche nella stampa. Quello che fa schifo è che il Corriere ora sembra l'Espresso: oggi in prima pagina ci sono articoli come la descrizione e il commento dei fatti di Erba, un articolo su una sergente dei marines che posa nuda su Playboy (con annesse fotografie), un altro pezzo su una vicesindaco andalusa che posa nuda per un giornale locale con applausi bipartisan (e foto annessa), un articolo nella sezione "Scienze" (?) che parla di come vedremo la tv degli alieni... Se non fosse assurdo mi verrebbe da ridere.

giovedì 11 gennaio 2007

Un'ottima annata

Ridley Scott e Russell Crowe che fanno una commedia. Chi l'avrebbe mai immaginato? E perché poi? Invece ci riescono mica male... Bello ad ogni modo questo salto dall'ipertrofico (e sopravvalutatissimo) Il gladiatore alla leggerezza provenzale di A good year (il titolo originale), in cui Crowe (bravo, niente da dire) interpreta un altro gladiatore, uno di quelli che combattono nell'arena della Borsa di Londra; in giacca e cravatta, ma sempre gladiatori, anche per il loro non eccelso senso morale. A Max, questo il nome del protagonista, capita però di ereditare una tenuta vinicola nel Mezzogiorno francese (con ovvio contorno di personaggi folk, bistrot e annessa storia d'amore) e conseguentemente di dover fare una Scelta riguardo alla propria esistenza. Nel cast c'è anche l'adorabile Albert Finney nel ruolo in flashback dello zio-mentore di Max. Il film è facile, semplice, gradevole; è forse troppo di tutto ciò, ma alla fin fine si tratta di una commedia brillante, di genere e nient'altro che di genere: quindi tutto sommato alla fine funziona.

L'aria salata

Era un bel pezzo che non si vedeva un film bello come L'aria salata (2006) dell'esordiente Alessandro Angelini. Qui trovate una sua interessante intervista: ha fatto tra le altre cose l'assistente per Moretti e Calopresti, e ha girato dei documentari (niente male, a quanto se ne legge). Giorgio Pasotti, che a mio modesto parere è attore assai bravo e farà parlare ancora molto di sè in futuro, interpreta Fabio, un educatore carcerario che dietro le sbarre ritrova il padre condannato vent'anni prima per omicidio. La storia è davvero originale, oltre che ben scritta (a parte qualche sbavatura nell'ultima parte del film, ma sono davvero cose da nulla); Angelini ha uno stile deciso e un gran senso del ritmo, e sa di cosa parla (anche perchè ha fatto egli stesso un'esperienza di volontariato in carcere). L'attore che interpreta il padre è il bravissimo Giorgio Colangeli, struggente, mentre Michela Cescon - attrice davvero di prim'ordine - interpreta la sorella di Fabio, unica famigliare rimasta al protagonista dopo la morte della madre. Credo che L'aria salata sia una delle più belle storie sul rapporto padre-figlio che io abbia mai visto nel cinema italiano; unfilm diviso in due, come è divisa l'anima del protagonista, come il carcere divide il mondo fra dentro e fuori, fra buio e luce... Non perdetelo se vi piace il bel cinema.

Carlo PONTI, non LOREN!

RAI 1 ne ha fatta un'altra delle sue. Perchè continuo a guardarla? Mi piace farmi del male, non c'è niente da fare... Se n'è andato uno dei più grandi produttori che la Storia del Cinema ricordi: Carlo Ponti, davvero uno dei migliori nel suo mestiere (che non è per niente un mestiere simpatico, intendiamoci). Ha prodotto Blow Up, tanto per dire. Grande. Un grande.
E cosa fa mamma RAI 1? Non trova di meglio da fare che ricordarlo come marito defunto di Sofia Loren. Ma vi pare possibile? L'ha inventata lui la Loren, lei di suo aveva solo le zinne. L'ha inventata, costruita e resa quello che è oggi, un'attrice (lui diceva un'artista, ma si sa, mai mischiare l'amore col lavoro quando si ricorda un defunto) che è la degna bandiera dell'Italia nel mondo (e infatti mi viene da ridere tutte le volte che la vedo o sento parlare). Ha aperto le danze, ieri alla fine del tiggì, l'ineffabile Vincenzo Mollica, uno che vuole bene a tutti e parla bene di tutti - ed è dappertutto, accidenti: proprio di RAI 1 stiamo parlando, appunto. E tutti gli altri dietro, giù giù fino al Vespa nazional(popolar)e. Perché le cose vanno in questo modo? Perché Mollica lavora in RAI, perché Vespa, perché, PERCHE'???

Maledetta Italia

Ustica finisce ancora una volta nel nulla, e questa volta per sempre. E' la metafora di questo Paese. Altro che ottimismo, qui andiamo a fondo. Questo sfogo è un po' fuori luogo, ma è pura rabbia, nient'altro. Le uniche cose buone da noi sono quelle che non ci sono più: i grandi Autori del passato, i monumenti, il paesaggio, la bellezza... tutte cose che ci ricordano quanta aria misera e meschina si respiri al giorno d'oggi. Non sono un patriota, non mi frega molto del Tricolore e dei suoi 200 anni, soltanto sarebbe bello abitare in un posto senza vergognarsene un giorno no e uno sì. Va bene, basta, tanto scrivo a vanvera e non vedo quello che scrivo. Solo, mi vergogno di essere italiano oggi - e ultimamente sempre più spesso. A questo riguardo segnalo il blog ClownsBlog, molto interessante.

domenica 7 gennaio 2007

Omicidi per pranzo e cena (grazie TV)

Oramai almeno la metà di ogni telegiornale è occupata da notizie di cronaca nera, più sono grandguignolesche e meglio è. E' una cosa tipica soltanto del medium televisivo, che peraltro ha la particolarità di poter "fare compagnia" alle persone durante le loro attività più banali e consuete, più famigliari detto altrimenti. La televisione, assieme alla radio, può essere seguita facendo altro (mentre non è così, ad esempio, per la stampa o il cinema; per internet invece è in parte così, anche se la fruizione è molto più attiva), ad esempio mentre si consumano i principali pasti della propria giornata; ma a differenza della radio, la tv porta con sè le immagini dei fatti o delle loro conseguenze. Non so quasi nulla di psicologia, ma scommetterei un occhio sul fatto che si sia più "mentalmente disponibili" del solito mentre si mangia: in altre parole, può essere forse che il senso critico sia un po' meno critico, e che si possa accettare più facilmente la sussistenza di eventi sui quali normalmente sarebbe più difficile chiudere un occhio. Se così fosse (e la mia rimane sempre un'ipotesi assurda, perché non basata su alcun tipo di ricerca) l'accettazione dei fatti di sangue e della violenza potrebbe essere più facile se la somministrazione delle notizie ad essi relative avvenisse durante i pasti; come avviene massicciamente oggi. Credo sarebbe interessante effettuare un analisi quantitativa delle diverse "dosi" di notizie di cronaca nera nelle diverse edizioni di uno stesso telegiornale in un'intera giornata: scommetterei l'altro mio occhio sulla possibilità che la rilevanza data a questo tipo di notizie sia molto maggiore durante le edizioni di mezzogiorno e della sera.
A parte questo, quello che succede secondo me è che la tv specula sulla morte dei pochi a beneficio dei molti. E' una cosa che non c'entra molto con quello che ho scritto pocanzi, ma che penso non ne sia nemmeno totalmente distaccata: grazie alla narrazione della morte, la tv consente ai vivi di sentirsi più vivi, e a molti di loro di fare il solito ragionamento "meglio a te che a me". In questo modo naturalmente la tv si autoalimenta perchè il meccanismo non si ferma mai: più morte vedono, più i vivi si compiaceranno (più o meno consciamente, si capisce) della loro vivenza (che per la tv non è uguale all'esistenza). E in più forse (ma questo è un altro discorso), così facendo la tv fornisce gratuitamente idee sempre nuove a coloro che sono naturalmente predisposti a - o ben disposti verso - l'omicidio. Che grande invenzione!

giovedì 4 gennaio 2007

Cuori

Ieri sera sono andato al cinema, è la prima volta del nuovo anno. Ho visto l'ultimo film di Alain Resnais, Coeurs è il titolo originale. Molto bello davvero, con momenti di grande divertimento. Ottimi attori (c'è anche la brava Laura Morante tra i protagonisti) per un film in cui (quasi) tutti hanno qualcosa da nascondere al prossimo. La scena è Parigi, sotto una nevicata infinita, e la fotografia è a sua volta molto "soffice": pare quasi che sia stato usato un filtro in fase di ripresa. Però la neve si vede solo dalle finestre, perché il film è ambientato totalmente in interni (è tratto da un'opera teatrale che si intitola Private fears in public places, di un autore inglese che si chiama Alan Ayckbourn): appartamenti, anche sfitti, bar e un'agenzia immobiliare. Sembra il solito schema dei molti personaggi che si sfiorano e qualche volta - per poco tempo - si incontrano, ma il film è molto, molto di più: alla fine i conti non tornano, il senso sembra sfuggire e la tristezza avvolge tutti i personaggi. Il mistero del film è il mistero dell'esistenza: non possiamo conoscere fino in fondo l'Altro. Leone d'argento per la Migliore Regia a Venezia 2006.

Lo strano caso (mediatico) della strage di Erba

Solo una domanda: perchè di quello che è successo ad Erba l'11 dicembre 2006 si parla poco e sottovoce mentre sul delitto di Cogne si continua a sbraitare? Davvero, non capisco. Ad Erba sono state uccise 4 persone e una quinta è da poco fuori pericolo; una delle vittime era un bambino di due anni e mezzo. Forse i media non trovano la storia abbastanza morbosa. I personaggi non vanno bene, non sono interessanti come la Franzoni, non sono abbastanza "tormentati"... Che sia perchè ad Erba c'è in gioco il fattore razziale? Forse un bimbo di padre maghrebino fa meno male quando viene ammazzato. Forse era già chiaro a tutti che l'omicida fosse l'uomo nero di Tunisi, e quando si è capito che non c'entrava niente, la storia si è incagliata in una secca... Non faccio la conta dei morti, ma dico io: c'è stato un massacro, quattro persone uccise, e la notizia ha molta meno rilevanza di un omicidio accaduto anni fa! Mi sembra che oggi non ci siano più notizie, ma soltanto storie da raccontare; e che la loro "piacevolezza" nonchè capacità di intrigare il pubblico pagante (anche il canone RAI) sia più importante di ogni altro aspetto, compresa la rilevanza oggettiva del fatto (quando è successo, quante persone coinvolte, cose del genere). Mi sbaglierò: può darsi che il caso di Cogne continui a rimanere rilevante perché non si è ancora trovato un colpevole, e non per la particolarità della storia. Io non ci credo.

mercoledì 3 gennaio 2007

Morte di Saddam, morte dei media

Già cominciano a tentare di auto-assolversi: al TG1 di oggi si diceva che è stato catturato il tizio che ha girato col telefonino il video integrale - se non sbaglio - dell'esecuzione di Saddam, comprensivo di insulti al morituro da parte dei boia. E cosa si può pensare invece dei network che hanno trasmesso i video più o meno integrali dell'esecuzione? L'infame che ha girato il video col telefonino, mi chiedo, l'avrebbe fatto ugualmente se avesse saputo che nessuno era disposto a trasmetterlo? Forse sì, ma forse no.
Io penso che con la trasmissione della morte di Saddam il sistema dei media abbia toccato il fondo. Sono riuscito a salvarmi evitando di guardare la tv, ma ancora oggi, ad alcuni giorni dall'esecuzione, si rischia di essere colpiti da video-schegge dell'evento. In Italia pochi hanno avuto il coraggio di uscire dal coro: il sito web del Sole24Ore non ha trasmesso alcun video nè pubblicato alcuna fotografia della morte di Saddam (e non mi si venga a dire che il Sole è una testata specialistica), ed è l'unico caso di cui io sono a conoscenza. Il Corriere online invece ha pubblicato video e fotografie, salvo poi mettere online qualche giorno dopo un articolo di M. L. Rodotà in odore di ipocrisia (si accusa il Foglio per azioni simili nel passato, ma non si fa alcuna autocritica; e per di più l'articolo è scritto molto male - per i miei umili gusti). Nemmeno l'ANSA è sfuggita all'epidemia; tanto poi tutti si trincerano dietro i "si tratta di un documento storico" mentre pensano "dobbiamo pubblicare anche noi le immagini, perché lo fanno tutti gli altri" e perdono l'anima (metaforicamente parlando, perchè un network non può avere l'anima... Giusto?).

martedì 2 gennaio 2007

Italian Promotion Service Milano: ma come siete messi!?!?!

Chi vorrebbe lavorare con un'azienda che avverte i propri potenziali dipendenti in questo modo: Astenersi: annoiati, indecisi, insicuri, introversi, perditempo? Ragazzi, meglio che spendiate un po' dei vostri soldi in Giappone per comprarvi un paio di robot tuttofare, se ci tenete tanto alla performance... Ma va là!

Overland OK

Ieri sera verso le undici davano la nuova serie di Overland su RAI 1. Un programma fantastico, anche se è l'uovo di Colombo e la sua formula non cambia mai; cambiano i luoghi, sostanza semplice e sublime: ieri sera la Tanzania. L'unica cosa che non mi è piaciuta era la voce fuori campo, troppo morbida, stucchevole, compiacente. Bellissimi gli inserti sulla vita della troupe-carovana. Per chi vuole saperne di più, ecco il link.

Così imparo a noleggiare DVD...

...anche se per quel che ho visto ieri sera (o almeno ho tentato di vedere) il piccolo schermo è l'ideale: trattasi dell'inguardabile Il mercante di Pietre di Renzo Martinelli, da poco disponibile su disco ottico. Prima di andare avanti, devo confessare che non sono riuscito ad arrivare oltre la prima metà del film, quindi forse scriverò a vanvera... Tanto sono solamente le mie povere impressioni.
Il filmaccio dunque è uscito al cinema poco tempo fa; girato in digitale (senza motivo, se non forse il poter giocare onanisticamente con gli effetti speciali), è un coacervo di stupidaggini e luoghi comuni da turista, ma vuole dire la sua sopra terrorismo, mercato delle armi, Islam ecc. ecc. Persino un grande come Harvey Keitel, protagonista, nella sua recitazione appare confuso e forse imbarazzato. Non ha torto: i dialoghi sono ridicoli, triti, superficiali; la sceneggiatura perde colpi di continuo, la fotografia è - ribadisco - televisiva, e per me non c'è cosa peggiore in un film (anche se è un film per la TV, ma non è questo il caso). Cerco di dimenticare il tutto, anche se mi fa rabbia avere speso la fortuna di 1,90 euro per tanta schifezza... In fondo quindi l'idiota sono io.

lunedì 1 gennaio 2007

2007 fuori dagli sche(r)mi?

Un saluto e un augurio a chi è capitato qui... Un po' di parole inutili per cominciare il 2007: non so voi, io credo molto in quest'anno nuovo di zecca. Si vedrà. "La vita è quella cosa che prima o poi abbassa la cresta a tutti" (Marco Caccia).
Apro il blog il primo giorno del 2007, che sia di qualche auspicio. Cosa accidenti significa il nome fuorischermi? E' un omaggio ai fuorisincrono del buon Ghezzi; pensieri inutili, da discutere e/o condividere, su quello che mi capiterà di vedere sopra i vari schermi cine-monitor-televisivi che risucchiano la mia esistenza; con la speranza delle divagazioni e della fuga. Tutto qui, ancora Buon 2007.