sabato 17 febbraio 2007

Blood Diamond

Sto aspettando che la mia ragazza scarichi il Divx per rivederlo con più agio: la sera in cui l'ho visto al cinema la sala era stracolma ed ero in prima fila, posto laterale, con uno schermo gigante di fronte. Uscendo dalla sala barcollavo, e ho avuto il capogiro fino alla prima birra; tutto questo per 8 euro, ma così oramai vanno le cose, le multisale urbane in genere somigliano più a centri commerciali che a cinema e chi decide di entrarvi lo fa a proprio rischio e pericolo. Dopo questa breve parentesi solipsistica, com'è questo Blood Diamond? Ero un po' scettico perché Edward Zwick non è esattamente il mio regista preferito: suoi i polpettoni Vento di passioni e L'ultimo samurai, per intenderci. Quest'ultimo film invece non è malaccio; ha i suoi bei problemi, intendiamoci, ma nel complesso è solido e più o meno verosimile, e tocca un argomento abbastanza insolito ma molto importante come il contrabbando di pietre preziose nell'Africa centrale: contrabbando utilizzato per finanziare le varie guerre civili della regione. Ammetto con vergogna la mia ignoranza della Storia contemporanea dell'Africa, e umilmente concedo che il film possa essere un buono spunto per approfondire l'argomento; ad ogni modo Blood Diamond è ambientato in Sierra Leone sul finire degli anni '90 del secolo scorso. Per il resto, la prova di DiCaprio non è sicuramente fra le sue migliori, mentre è da segnalare l'interpretazione di Djimon Hounsou, giustamente candidato all'Oscar come migliore Non Protagonista. Molto curiosamente, anche DiCaprio è candidato all'Oscar per questo film, e/ma non per The Departed, nel quale è a dir poco risplendente. Assurdità tutta americana.

giovedì 1 febbraio 2007

Veronica e Silvio nel paese del gossip...

...E tutto il mondo è paese: ne hanno scritto tutti, in tutta Europa e anche fuori. Il pettegolezzo (la parola gossip non la uso più, ho problemi di ulcera) asceso alla prima pagina globale. Capito come siamo messi? Avrei soltanto un'ultima domanda: chi è più stronzo (nel senso che si usa a Napoli)? La scelta è fra: il Berlusca, una vita a corteggiare zoccole, poveretto, a settant'anni suonati è un po' tardi per le redenzioni; Veronica Lario, che con gran finezza e intelligenza decide di non lavare i panni sporchi in famiglia - forse per avere un po' di attenzione, poveretta anche lei; io che scrivo questo post, con nausea e ulcera da superesposizione mediatica; i direttori responsabili - per modo di dire, ma quelli di solito sono troppo furbi (in senso cattivo); tutti noi che ancora la mattina compriamo il giornale o lo leggiamo sul web, e che non spegnamo la tv quando c'è Porta a Porta o Matrix, perchè pensiamo che peggio di così non possa andare.

Il grande capo

Cosa posso raccontarvi del Grande Capo di Lars Von Trier? Non mi viene in mente molto. La prima cosa che ricordo è la noia. La seconda, che si tratta del regista di Le onde del destino. La terza, forse la spocchia di Lars è cresciuta fino a superare il suo talento, e forse se ne è mangiata un pezzo. La trama del film? Non è molto importante: un attorucolo da strapazzo viene pagato dal dirigente di un'azienda informatica danese per interpretare la parte del grande capo, che i dipendenti non hanno mai incontrato prima; tutto ciò per poter vendere l'azienda a un affarista islandese. Ma le cose non sono come sembrano, come al solito c'è del marcio. Per il film è stato utilizzato un nuovo scellerato sistema di ripresa digitale, l'Automavision: una videocamera fissa comandata da computer che sceglie a casaccio cosa riprendere e quali movimenti di macchina effettuare. Vabbè... In ogni caso Il Grande Capo è una commedia degli equivoci post-Dogma, con personaggi spiacevoli e a tratti repellenti, inquadrature fintamente casuali (perchè il montaggio lo fanno ancora gli esseri umani) e continui ribaltoni di sceneggiatura che finiscono con lo sfiancare il malcapitato spettatore; come se non bastasse, al medesimo spettatore tocca sentirsi apostrofare dalla voce off del regista-narratore-narciso: il quale con le sue spiegazioni tiene soltanto a far capire di essere lui il grande capo, o meglio, il grande capo del Grande Capo; "e coloro che hanno avuto quello che speravano, se lo sono meritato", così più o meno sentenzia la voce sopra le teste dei poveri spettatori, chiudendo il film. Grazie Lars, ma non mi interessa, anzi, non mi interessi più. Non mi importa dei tuoi film girati con i più moderni trabiccoli da ripresa, ma senza musica; nè delle tue autocitazioni e autogiustificazioni, nè tantomeno della tua morale. E la prossima volta che fai un film, cerca di metterci un po' più di cuore, se ancora ne hai.