domenica 8 aprile 2007

Pesi e misure del Caso


Sono molto arrabbiato e non so bene perché. Potrei prendermela con i Talebani che hanno ucciso Ajmal Naqshbandi, 24 ore prima che scadesse l'ultimatum. Potrei farlo perché sono luridi assassini, ma poi dovrei prendermela anche con le fantomatiche "forze NATO" che continuano a vomitare le loro bombe maledette sull'Afghanistan: va bene, non c'è problema.
Ma posso prendermela con le coincidenze? Naqshbandi è morto oggi alle tre del pomeriggio afghane; il portavoce della banda che lo teneva prigioniero ha telefonato alla Reuters poco dopo, dal suo telefono satellitare (scrive il Corriere della Sera). Il giorno di Pasqua da noi, ora di pranzo. Per tutta la giornata nessuno dice niente, si sa, bisogna verificare. Prodi conferma intorno alle 19:30, aggiungendo il suo fermo no a ogni strumentalizzazione politica. Soltanto allora la notizia viene diffusa in Italia.
Il Caso ha voluto che la morte di questo ragazzo di 23 anni avvenisse mentre l'Occidente ha la pancia più piena, alla vigilia delle nostre gite fuori porta. Forse non farà tanto baccano questa morte, sicuramente non quanto ne ha fatto il circo mediatico successivo alla liberazione di Mastrogiacomo, quando tutti erano giustamente felici per il giornalista e nessuno perdeva tempo a chiedersi come avesse fatto il Governo a salvare la faccia. Io non sono un esperto di Relazioni Internazionali e non so se la richiesta di rilascio dei Talebani in cambio di Mastrogiacomo sia stata una mossa tanto stupida e pericolosa, come dice qualcuno; ho la mia opinione, ma qui e ora posso soltanto arrabbiarmi con il Caso e con le sue coincidenze.

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