martedì 26 giugno 2007

Luigi Meneghello nel Paese dei morti


Oggi se n'è andato Luigi Meneghello. Stavo lì come un'ameba davanti al monitor, per caso ho aperto il sito del Sole24Ore e ho letto quelle poche righe. Dicevano che il corpo dello scrittore era stato ritrovato "senza vita" nella sua casa di Thiene, dove si era trasferito nel 2000 da Londra, dopo la morte della moglie. Era appena accaduto evidentemente, la data era proprio di oggi e cercando altrove nella Rete non ho trovato traccia del fatto. Meneghello aveva ottantacinque anni. Alla televisione l'equivalente di un altro trafiletto, trenta secondi per dire cosa, come, dove quando e perché, più la citazione del suo libro più noto, Libera nos a Malo. Trenta secondi e l'espressione bovina dell'annunciatore Tg5. Poi, avanti con il prossimo servizio: ovviamente si era già alla fine del giornale, nella cosiddetta terza pagina, e il Tg5 ha mandato in onda un servizio di un paio di minuti sull'ultimo episodio di Harry Potter. Poi il Tg1, in tempo per il sommario, in cui la morte di Meneghello non appare nemmeno; si parla invece, verso la fine, dell'omicidio-suicidio di un wrestler americano che ha ucciso la moglie e il figlio. Poco dopo, nel giornale non si parlerà proprio dello scrittore vicentino; ma di Harry Potter sì.
Chi scrive non ha mai letto, per stupidità e accidia, alcun libro di Luigi Meneghello; ma seguiva negli ultimi tempi il suo diario, che appariva a cadenza pressappoco mensile sul Domenicale del Sole24Ore. La sua scrittura, anche in questi episodi "minori", era unica, irraggiungibile; un nitore estremo, un'eleganza senza tempo, un'anima squisitamente italiana tornita da cinquant'anni di vita e insegnamento in Inghilterra. Le parole di Meneghello erano precise, sapevano scavare nel senso degli eventi con esattezza e con una lucidità implacabile, senza pietà alcuna per l'orribile banalità mortifera di questi nostri giorni. Meneghello era uno dei pochi rimasti vivi in questo Paese di morti. Un Paese che non lo ricorda e non sa, nè vuol sapere, che da oggi non è più in mezzo a noi forse il più grande scrittore italiano sopravvissuto al Novecento.
Sono ormai quasi le nove di sera: nessuna traccia di ricordo sul portale dell'Ansa, dove pure oggi pomeriggio compariva un breve e frettoloso articolo di circostanza; il Sole24Ore, che ospitava le parole dello scrittore, ha lasciato per tutto il giorno quel misero paragrafo apparso in mattinata; sul sito del Corriere, neanche a dirlo, uno schifo di articoletto da 20 righe, in fondo alla pagina. Nessuno stasera ne parlerà più, c'è da scommetterci. Italia, Paese dannato e maledetto, patria che vorrei non mia.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Anch'io non ho letto mai il suo libro, ma ho potuto sentirlo alla radio in un'intervista.
Mi hanno colpito le parole, la semplicità. Il fatto di riuscire a comprenderlo molto bene.
Non pensare che non se ne parli però... sui i blog la notizia ha fatto il suo giusto eco.

Damiano Bassi ha detto...

Già, sui blog... Ma la cosiddetta informazione istituzionale ha quasi del tutto ignorato la morte di Meneghello. Questa cosiddetta informazione secondo me aveva il dovere di ricordare approfonditamente lo scrittore, di dedicargli un po' di tempo in più, per farlo conoscere anche a chi lo conosceva poco o nulla, ma soprattutto per mostrare la sua grandezza. Non sono io a dirlo, ma leggendo vari quotidiani mi sono imbattuto spesso nell'opinione di storici e critici che consideravano Meneghello il più grande scrittore italiano vivente. Di questo si è parlato poco e male, almeno sui portali d'informazione e sui canali televisivi; naturalmente la mia opinione è soltanto un punto di vista, con tutti i difetti relativi, compresi incompletezza e parzialità.
Grazie per il tuo commento, spero di leggerti di nuovo da queste parti.